“Questa è una scena di violenza collettiva”, scrive. Un accanimento psicologico esercitato su una persona già devastata dal dolore, la madre dell’uomo responsabile del delitto, bersagliata da decine di messaggi d’odio.
Messaggi spesso cancellati solo in un secondo momento, quando la tragedia è diventata di dominio pubblico. Ma quando il danno, sottolinea la criminologa, era ormai irreversibile.
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L’illusione dell’impunità
Nel suo intervento, Bruzzone attacca frontalmente chi usa i social come sfogo emotivo incontrollato. Non parla di ingenuità o di eccessi verbali, ma di dinamiche psicologiche precise.