Il suo non è un commento “a caldo”, né un’analisi tecnica. È una presa di posizione netta, che chiama le cose con il loro nome e mette sotto accusa una parte precisa della società contemporanea: l’odio normalizzato sui social network.
“Questa è violenza collettiva”
Secondo Bruzzone, ciò a cui si è assistito nelle ore e nei giorni successivi al femminicidio non può essere liquidato come cronaca, dibattito pubblico o libertà di espressione.