Legge 104, le novità del 2026: congedi fino a due anni e smart working prioritario

Dal primo gennaio 2026 il rapporto tra lavoro e salute cambia volto. Non si tratta di un semplice aggiornamento normativo, ma di un passaggio culturale che segna un punto di svolta per migliaia di lavoratori italiani. La storica Legge 104 resta in piedi, ma viene affiancata da una nuova cornice di tutele introdotte dalla Legge 106, pensata per chi vive una condizione di fragilità sanitaria e fino a oggi è stato costretto a scegliere tra curarsi e lavorare.

La riforma nasce da una consapevolezza sempre più evidente. Le malattie gravi non sono un evento momentaneo, ma spesso un percorso lungo, fatto di terapie, ricadute, visite continue e tempi di recupero imprevedibili. In questo scenario, le rigidità del mondo del lavoro rischiano di trasformarsi in una seconda condanna. La Legge 106 prova a spezzare questo meccanismo.

Una riforma che affianca la Legge 104 senza cancellarla

È importante chiarirlo subito. La Legge 106 non sostituisce la 104, non ne cancella i permessi, non ne riduce le tutele storiche. Al contrario, le integra e le amplia, creando un sistema più articolato che accompagna il lavoratore fragile lungo tutto il percorso della malattia, dalla fase più critica fino al rientro graduale in attività.

Il legislatore ha scelto una strada precisa. Non più interventi emergenziali, ma strumenti strutturali. L’obiettivo è evitare che una diagnosi difficile diventi automaticamente una frattura definitiva con il mondo del lavoro.

I due pilastri della Legge 106: congedo straordinario e smart working prioritario

Le novità introdotte dal 2026 ruotano attorno a due strumenti centrali. Da un lato, un congedo straordinario fino a ventiquattro mesi. Dall’altro, il diritto di precedenza assoluta allo smart working. Due misure diverse, ma complementari, che rispondono a fasi differenti della stessa fragilità.

Il congedo straordinario rappresenta una sorta di “tempo protetto”, pensato per chi deve affrontare cure lunghe e debilitanti. Lo smart working prioritario, invece, diventa lo strumento del rientro, della continuità, della possibilità di restare attivi senza compromettere ulteriormente la salute.

Congedo straordinario fino a due anni: come funziona davvero

La misura più forte della riforma è il congedo straordinario biennale. Può durare fino a ventiquattro mesi complessivi e può essere utilizzato in modo continuativo oppure frazionato, a seconda delle esigenze sanitarie che emergono nel tempo.

Non si tratta di un congedo retribuito. Durante questo periodo il lavoratore non percepisce stipendio e non matura ferie, tredicesima, TFR o contributi previdenziali. Tuttavia, il posto di lavoro viene conservato. Ed è questo il cuore della norma. La sicurezza di poter tornare.

Il congedo può essere richiesto solo dopo aver esaurito tutti gli altri strumenti di assenza previsti dalla legge e dai contratti collettivi, comprese ferie e permessi. È una misura di ultima istanza, pensata per le situazioni più complesse.

Chi può chiedere il congedo dal 2026

La platea dei beneficiari è definita con precisione. Possono accedere al congedo straordinario i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, che rientrano in almeno una delle condizioni individuate dalla legge.

Hanno diritto alla tutela le persone affette da malattie oncologiche, anche in fase di follow-up precoce, i lavoratori con patologie croniche o invalidanti, comprese le malattie rare, e coloro che hanno un’invalidità civile riconosciuta pari o superiore al settantaquattro per cento.