Secondo diversi nutrizionisti, questo approccio rappresenta un passo avanti rispetto alla tradizionale dieta americana, storicamente ricca di carne rossa e grassi saturi.
Grassi sì, ma di qualità
Un altro elemento chiave è la rivalutazione dei grassi “buoni”. Olio d’oliva, avocado e grassi insaturi trovano spazio nella piramide, mentre vengono penalizzati i grassi trans e quelli di origine industriale.
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Il messaggio è meno ideologico e più pragmatico: il problema non è il grasso in sé, ma il tipo di grasso consumato quotidianamente.
Perché se ne parla così tanto
La nuova piramide alimentare USA sta facendo discutere perché rompe con decenni di comunicazione nutrizionale spesso influenzata dall’industria alimentare. Alcuni osservatori parlano di una svolta culturale, altri sottolineano le difficoltà di applicazione concreta, soprattutto nelle fasce di popolazione con minore accesso a cibo fresco e di qualità.