Caos alla Camera: FdI indossa le mascherine in aula per attaccare Conte sul Covid

Non capita spesso di vedere un gesto simbolico trasformare un’aula parlamentare in un campo di battaglia. Eppure è quello che è successo lunedì 14 aprile alla Camera dei deputati, dove i parlamentari di Fratelli d’Italia si sono presentati compatti con le mascherine protettive sul volto, riportando di colpo il dibattito alla stagione più buia della pandemia. Il bersaglio era uno solo: Giuseppe Conte e la gestione governativa dell’emergenza Covid.

La protesta delle mascherine: un gesto calcolato

L’iniziativa non è stata improvvisata. Indossare le mascherine in aula in modo coordinato è una scelta comunicativa precisa, pensata per richiamare visivamente le forniture di dispositivi di protezione al centro delle indagini della commissione parlamentare d’inchiesta. Un modo per dire, senza bisogno di molte parole, che quel capitolo non è chiuso e che le responsabilità politiche di quel periodo devono ancora essere chiarite fino in fondo.

La scintilla che ha fatto deflagrare la seduta è stata l’intervento della deputata di FdI Alice Buonguerrieri, che ha attaccato Conte senza mezze misure, definendolo un “mentitore seriale” e una figura politica “totalmente inaffidabile e inattendibile”. Parole durissime, accompagnate da una richiesta formale di informativa urgente al ministro della Salute per fare piena luce sui documenti emersi dalle audizioni della commissione.

Le accuse nel dettaglio: tangenti e irregolarità negli acquisti

Al centro delle contestazioni ci sono le ipotesi di tangenti e irregolarità legate agli acquisti pubblici di dispositivi di protezione durante la fase più critica della pandemia. Le audizioni della commissione d’inchiesta avrebbero fatto emergere documenti e testimonianze che, secondo FdI, chiamano direttamente in causa figure vicine alla vecchia gestione governativa.

Buonguerrieri ha chiesto apertamente di cosa Conte possa avere paura, lasciando intendere che la resistenza del leader M5S a un’indagine più approfondita potrebbe nascondere qualcosa. La logica della parlamentare meloniana è diretta: se si è mentito su un tema così sensibile come la salute pubblica in piena emergenza, l’intera credibilità dell’operato di Conte può essere messa in discussione.

Conte respinge tutto: “Difendo le scelte fatte in un momento difficile”

Il leader del Movimento 5 Stelle non è rimasto in silenzio. È intervenuto personalmente per respingere le accuse, difendendo le scelte compiute durante un periodo che definisce di “estrema difficoltà per il Paese”. Una risposta che ha alimentato ulteriormente la bagarre in aula, rendendo necessario l’intervento della presidenza per ristabilire l’ordine.

Lo scontro si inserisce peraltro in una settimana già carica di tensioni per Conte, alle prese con le polemiche scatenate dalle anticipazioni del suo libro e il botta e risposta con Di Maio. La commissione Covid diventa così un secondo fronte su cui il leader M5S deve difendersi contemporaneamente.

Una strategia precisa della maggioranza

La mossa delle mascherine non è un episodio isolato ma fa parte di una strategia più ampia. Con le elezioni politiche che si avvicinano e Conte sempre più al centro del dibattito come possibile leader del centrosinistra, la maggioranza ha tutto l’interesse a mantenere alta la pressione sulla commissione d’inchiesta. Riaprire il dossier Covid significa colpire il nemico sul terreno su cui è più vulnerabile: la memoria di quel periodo e le domande rimaste senza risposta.

Il gesto delle mascherine resterà probabilmente uno dei momenti più iconici e divisivi di questa legislatura. E la battaglia, stando ai segnali di oggi, è appena cominciata.