
Questa impostazione risale al lontano 1938, un’epoca in cui l’Italia era radicalmente diversa, ma che continua a svolgere un ruolo cruciale nel finanziare il servizio pubblico radiotelevisivo. La vera essenza di questa tassa risiede nell’esistenza di almeno un televisore all’interno della famiglia anagrafica, indipendentemente da ciò che si guarda o da quanto tempo si dedica alla visione.