L’idea introdotta con la precedente legge di bilancio era semplice nella sua formulazione e ambiziosa nelle conseguenze. Consentire ai lavoratori interamente nel regime contributivo di sommare alla pensione pubblica anche la rendita maturata nei fondi complementari per raggiungere l’importo minimo richiesto e accedere alla pensione di vecchiaia anticipata a 64 anni.
Non un regalo, ma un meccanismo di flessibilità. Non una scorciatoia, ma una scelta individuale basata su quanto ciascuno aveva accantonato nel tempo.
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Con il nuovo maxi-emendamento del governo, approvato in Commissione Bilancio, questo strumento viene cancellato. La norma che consentiva il cumulo tra pensione pubblica e previdenza complementare ai fini dell’anticipo viene soppressa integralmente.