Quando si supera la soglia delle cinque volte il minimo, la rivalutazione si abbassa ancora. Un assegno da tremila cinquecento, per esempio, passa a tremila cinquecento quarantasei. Non è un errore. È semplicemente il risultato del fatto che quella fascia riceve solo tre quarti della percentuale teorica.
La cosa interessante è che, pur sembrando aumenti minimi, fanno comunque la differenza in un contesto economico in cui ogni voce della spesa quotidiana sale. Non cambiano la vita, ma attutiscono. Ed è forse per questo che ogni anno l’annuncio della rivalutazione viene accolto con una combinazione di gratitudine e frustrazione. Perché tutti sanno che dovrebbe essere più alta, ma allo stesso tempo sanno che senza sarebbe ancora più difficile.
Le pensioni minime: un aumento che sembra piccolo ma pesa più di altri
Le pensioni minime sono tra quelle più discusse ogni anno. Nel 2026 passeranno da seicento sedici virgola sessantasette a seicento diciannove virgola ottanta. Un aumento di tre euro e tredici al mese. Si può dire che sia poco. E lo è. Ma, ancora una volta, rappresenta l’applicazione matematica dell’1,4 per cento.
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