Paolo Crepet e la scuola che insegnava a perdere

La rapidità e la visibilità trasformano l’errore in una condanna. Non è più una tappa del percorso, ma una macchia da nascondere. Questo meccanismo alimenta ansia, paura di esporsi e una crescente intolleranza verso qualsiasi forma di fallimento.

Perché oggi sbagliare fa più paura

Il punto non è che i giovani siano più fragili “per natura”. È il contesto a esserlo diventato. Se ogni caduta viene osservata, archiviata e giudicata, il rischio diventa insopportabile. Meglio non tentare che fallire sotto gli occhi di tutti.

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