Il giudizio restava dentro uno spazio preciso: l’aula, l’istituto, al massimo il quartiere. Questo limite era fondamentale perché permetteva di cadere senza essere marchiati per sempre. Si poteva sbagliare, soffrire, e poi ricominciare.
Dal giudizio limitato a quello universale
Secondo Crepet, oggi quel confine è saltato. Il giudizio non è più circoscritto, ma globale. Ogni errore può diventare pubblico, condiviso, commentato. Non c’è più tempo per elaborare una sconfitta: tutto è immediato, definitivo, esposto.