Paolo Crepet e la scuola che insegnava a perdere

Il giudizio restava dentro uno spazio preciso: l’aula, l’istituto, al massimo il quartiere. Questo limite era fondamentale perché permetteva di cadere senza essere marchiati per sempre. Si poteva sbagliare, soffrire, e poi ricominciare.

Dal giudizio limitato a quello universale

Secondo Crepet, oggi quel confine è saltato. Il giudizio non è più circoscritto, ma globale. Ogni errore può diventare pubblico, condiviso, commentato. Non c’è più tempo per elaborare una sconfitta: tutto è immediato, definitivo, esposto.

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