Bambini bilingue parlano più tardi? Cosa dicono davvero gli esperti
È una delle domande che molti genitori si pongono quando in casa si parlano due lingue: i bambini bilingue iniziano davvero a parlare più tardi rispetto agli altri?
Negli ultimi anni il tema è diventato sempre più discusso, soprattutto perché sono sempre di più le famiglie in cui convivono italiano e un’altra lingua. E attorno al bilinguismo continuano a circolare dubbi, paure e convinzioni spesso non corrette.
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La risposta degli esperti, però, è molto chiara: il bilinguismo, da solo, non provoca ritardi del linguaggio.
Le tappe dello sviluppo restano le stesse
Secondo logopedisti e specialisti dello sviluppo infantile, i bambini esposti a due lingue raggiungono generalmente le principali tappe linguistiche negli stessi tempi dei coetanei monolingue.
La lallazione compare normalmente entro i primi mesi di vita, le prime parole arrivano intorno all’anno e le prime combinazioni di parole attorno ai due anni.
Quello che può cambiare è il modo in cui il vocabolario si distribuisce tra le due lingue.
Un bambino bilingue potrebbe conoscere una parola in italiano e un’altra nella seconda lingua, alternandole a seconda del contesto o della persona con cui parla. Questo può dare l’impressione che conosca meno parole, ma in realtà il suo patrimonio linguistico complessivo comprende entrambe le lingue.
Perché alcuni sembrano parlare meno
Molti genitori notano che i figli bilingue a volte usano meno parole in ciascuna lingua rispetto ai bambini che ne parlano una sola. È un fenomeno normale e non significa necessariamente che esista un problema.
Gli specialisti spiegano che il cervello del bambino sta semplicemente organizzando due sistemi linguistici contemporaneamente. Per questo motivo può capitare che mescoli le lingue nella stessa frase oppure scelga il termine che conosce meglio in quel momento.
Questo fenomeno viene chiamato “code mixing” ed è considerato fisiologico nei bambini bilingue.
Frasi come “mamma voglio an apple” non indicano confusione mentale, ma una strategia comunicativa del tutto normale.
Il bilinguismo non crea disturbi del linguaggio
Un altro falso mito molto diffuso riguarda l’idea che crescere con due lingue possa causare difficoltà cognitive o problemi nello sviluppo linguistico.
Le ricerche scientifiche disponibili non mostrano correlazioni tra bilinguismo e disturbi del linguaggio.
Se un bambino presenta un reale disturbo comunicativo, questo si manifesta sia nei monolingue sia nei bilingue. La presenza di due lingue non è quindi la causa del problema.
Anzi, numerosi studi hanno evidenziato possibili benefici cognitivi legati al bilinguismo, come maggiore flessibilità mentale, attenzione e capacità di adattamento.
L’importanza dell’esposizione costante
Gli esperti sottolineano però un aspetto fondamentale: perché un bambino sviluppi davvero entrambe le lingue, è necessario che l’esposizione sia continua e naturale.
Sentire una seconda lingua soltanto sporadicamente o per poche ore a settimana non basta per parlare di vero bilinguismo.
Conta molto anche la qualità dell’interazione. I bambini imparano soprattutto ascoltando genitori, familiari e persone di riferimento parlare in modo spontaneo nella lingua che conoscono meglio.
Per questo motivo i logopedisti consigliano spesso ai genitori di utilizzare la propria lingua madre senza forzature.
Quando è giusto rivolgersi a uno specialista
Naturalmente ogni bambino ha tempi diversi di sviluppo e non tutti imparano a parlare allo stesso ritmo.
Se però il piccolo mostra difficoltà evidenti nella comunicazione, nella comprensione o nello sviluppo del linguaggio in generale, è importante rivolgersi a uno specialista senza attribuire automaticamente tutto al bilinguismo.
Secondo gli esperti, infatti, il rischio più grande è proprio quello di sottovalutare eventuali difficoltà reali pensando che siano semplicemente legate alla presenza di due lingue.
Oggi il bilinguismo viene considerato sempre più una risorsa e non un ostacolo. Crescere ascoltando e parlando due lingue può rappresentare un arricchimento importante non soltanto sul piano linguistico, ma anche culturale e cognitivo.
E no, parlare due lingue non significa necessariamente parlare più tardi.
Fonti utilizzate: studi e approfondimenti di logopedisti e specialisti dello sviluppo infantile, documentazione scientifica universitaria sul bilinguismo e indicazioni condivise da professionisti del linguaggio e della pediatria.