La vita dolceamara di Fawzia d’Egitto, la principessa più bella di sempre

C’è stato un tempo in cui la bellezza poteva cambiare il destino di una donna, ma non salvarla dalla solitudine. Fawzia d’Egitto ne è forse l’esempio più emblematico. Considerata da storici, statisti e giornali internazionali la principessa più bella del Novecento, visse un’esistenza sospesa tra un’immagine pubblica abbagliante e una vita privata segnata da dolore, imposizioni e profonde rinunce.Charles de Gaulle la definì “la donna su cui Dio ha lasciato la firma”. Winston Churchill parlò di una bellezza capace di catturare lo sguardo senza mai stancarlo. Il New York Times la descrisse come una via di mezzo tra Hedy Lamarr e Vivien Leigh. Eppure, dietro quell’ovale perfetto e quegli occhi blu scurissimi, si nascondeva una storia dolceamara.

Un’infanzia regale tra lusso e doveri

Fawzia d’Egitto nacque il 5 novembre 1921, figlia del sultano e re d’Egitto e del Sudan Fuad I e della sua seconda moglie Nazli Sabri. Era la sorella minore di Farouk, futuro re. Crebbe in un ambiente di straordinario lusso, ma anche di rigide aspettative sociali.

Come molte principesse del suo tempo, non le venne mai chiesto cosa desiderasse davvero. Studiò nei collegi svizzeri, imparò perfettamente francese, inglese e arabo, e fu educata a rappresentare la monarchia con grazia, disciplina e silenzio. Quando Farouk salì al trono nel 1936, portava spesso con sé Fawzia e la sorella Faiza negli eventi ufficiali, consapevole dell’effetto che esercitavano sulla diplomazia internazionale.

Un matrimonio politico nato sotto una cattiva stella

 

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A soli sedici anni, Fawzia fu promessa in sposa al principe Mohammad Reza Pahlavi, erede al trono di Persia. L’unione aveva un obiettivo chiaro: consolidare alleanze e rafforzare una dinastia, quella dei Pahlavi, ancora giovane e priva di autentico sangue reale.

Secondo un dossier CIA declassificato nel 1972, la famiglia Pahlavi aveva bisogno di legittimarsi attraverso un matrimonio con una casa regnante antica come quella egiziana. Inizialmente i reali del Cairo snobbarono la proposta, ma il consigliere Maher Pasha convinse re Farouk: quel matrimonio avrebbe dato prestigio internazionale all’Egitto e creato un blocco di alleanze strategiche in Medio Oriente.

Il matrimonio fu celebrato il 15 marzo 1939 con uno sfarzo quasi irreale. Il Cairo si trasformò in un palcoscenico di carri fioriti, fuochi d’artificio sul Nilo e banchetti sontuosi. La cerimonia venne poi replicata a Teheran con l’obiettivo di superare ogni eccesso egiziano.

L’Iran, la solitudine e la sensazione di essere nel posto sbagliato

Fawzia lasciò l’Egitto per vivere con un uomo che aveva visto una sola volta. Già durante il viaggio verso l’Iran avvertì un senso di estraneità. I palazzi reali persiani le apparivano modesti rispetto allo splendore del Cairo. Anche il marito viveva il matrimonio come un’imposizione paterna.

I primi anni furono segnati da incomprensioni profonde. Fawzia non parlava ancora fluentemente il persiano, Mohammad Reza non conosceva le lingue della moglie. La comunicazione avveniva in francese, una lingua neutra, simbolo di una distanza emotiva mai colmata.

Nel 1940 nacque la figlia Shahnaz, ma neppure la maternità riuscì a rendere felice la giovane regina. Nel 1941, con l’invasione anglo-sovietica della Persia, Mohammad Reza salì al trono e Fawzia divenne regina dell’Iran. Fu fotografata da Cecil Beaton per Life e celebrata come una delle donne più belle del mondo.

Depressione, scandali e ritorno in Egitto

Dietro l’immagine patinata, la realtà era drammatica. A corte Fawzia era isolata, guardata con invidia dalle donne della famiglia Pahlavi. Il marito la tradiva apertamente. Le voci sulla sua infelicità arrivarono fino al Cairo.

Un emissario inviato da re Farouk la trovò profondamente depressa, deperita, bisognosa di cure specialistiche. Si parlò persino dell’intervento discreto di uno psichiatra americano. Quando emerse un’accusa di tradimento con il suo insegnante di persiano, la situazione divenne insostenibile.

Farouk le scrisse chiedendole di divorziare. Fawzia accettò immediatamente. Il divorzio fu ottenuto secondo la legge egiziana, ma non riconosciuto in Iran per anni. Tornò in patria senza poter portare con sé la figlia, rimasta a Teheran.

Una seconda vita lontana dai riflettori

In Egitto, Fawzia ricostruì lentamente se stessa. Si risposò con il colonnello Ismail Chirine, uomo colto e raffinato, ministro della Difesa e laureato a Cambridge. Fu un matrimonio d’amore, lontano dalla politica e dalle imposizioni.

Ebbero due figli e Fawzia non ebbe più bisogno di cure psichiatriche. Rimase in Egitto anche dopo la caduta della monarchia nel 1952 e l’esilio del fratello Farouk. Perse titoli e privilegi, ma non cercò mai di recuperarli.

Morì nel 2013, a 91 anni, lontana dai riflettori che avevano illuminato la sua giovinezza. La principessa più bella di sempre se ne andò in silenzio, lasciando una storia che dimostra come la bellezza possa aprire tutte le porte del mondo, ma non garantire la felicità.