Questo comportamento può apparire strano a chi è abituato a contesti più affettivi o sicuri. Eppure è spesso la risposta di chi desidera connessione ma teme la vulnerabilità implicita nello sguardo altrui. È come se i propri occhi fossero un canale troppo diretto per mostrare ciò che si sente dentro. Così si cerca il bordo della stanza, l’ornamento sul tavolo, la finestra che dà sul cortile innevato. È un segnale silenzioso di disagio, di necessità di spazio, di una solitudine che si esprime attraverso il modo in cui una persona sposta lo sguardo, ancora e ancora.
3) Sorridere poco o sorridere troppo
Un altro segnale che spesso passa inosservato è il modo in cui qualcuno sorride. Non sto parlando del sorriso come gesto di cortesia. Sto parlando del sorriso che appare come una reazione automatica, non sentita. Alcune persone sole durante le festività sorridono poco, perché non hanno dentro nulla che sentono di condividere. Altre sorridono troppo, come se volessero mascherare ciò che provano veramente.
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