Il padre Roberto conserva una speranza fragile ma necessaria: “In cuor nostro ci viene da dire che lui sia con qualcuno. Non pensiamo sia un senzatetto”. E aggiunge la domanda di un uomo che non chiede il ritorno ma solo la certezza: “Come figlio di Roberta e Roberto devi dirci che ci sei e che ti stai facendo la tua vita. Poi noi siamo a posto”.
Resta aperta l’ipotesi, suggerita anche dagli amici di Alessandro, di un cambiamento improvviso nei mesi prima della sparizione: “Come se avesse incontrato qualcuno che gli abbia fatto il lavaggio del cervello”. Una pista mai del tutto esplorata, mai del tutto abbandonata.
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“Cerco mio figlio, non un paio di scarpe”
C’è una frase, tra tutte quelle pronunciate da Roberta, che rimane. “Cerco mio figlio, non un paio di scarpe. È la mia ragione di vita. Trascorro le mie notti sul divano e mi chiedo dove sia mio figlio”. Un dolore che non ha bisogno di spiegazioni, che non chiede comprensione ma la ottiene comunque, perché è il dolore più universale che esista.