Un errore costoso, durato oltre due anni, che ha svuotato illegittimamente le tasche di migliaia di pensionati italiani.
L’INPS è costretta ad ammettere un clamoroso disguido tecnico e normativo legato all’applicazione dei tagli previsti dalla manovra economica del 2024: decurtazioni non dovute sugli assegni previdenziali per una cifra complessiva stimata intorno ai 40 milioni di euro. Ora l’istituto dovrà restituire tutto, con tanto di interessi legali.
Come è nato l’errore
La vicenda ha origine da una specifica disposizione della legge di bilancio che introduceva una revisione delle aliquote di rendimento per alcune categorie di dipendenti pubblici. Nelle intenzioni del legislatore, il correttivo doveva colpire esclusivamente chi aveva scelto la pensione anticipata, ovvero le uscite precoci dal mondo del lavoro. Un perimetro ben definito, almeno sulla carta.
Nella realtà, però, qualcosa è andato storto. Per un errore di coordinamento normativo e di implementazione informatica, il taglio è stato applicato indebitamente anche a chi aveva maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia ordinaria: una categoria che per legge avrebbe dovuto essere completamente esclusa dalle nuove penalizzazioni. Il risultato è stato una trattenuta illegittima protratta per mesi, in alcuni casi per anni.
Chi è stato colpito
Le ripercussioni di questo errore amministrativo hanno attraversato in modo trasversale tutto il settore pubblico. Tra i soggetti maggiormente danneggiati figurano i dipendenti della sanità pubblica — medici e infermieri in prima fila — ma anche il personale scolastico, i dipendenti degli enti locali e i lavoratori del comparto giustizia.
Per molti di questi professionisti la decurtazione mensile ha rappresentato un ammanco concreto e significativo, in alcuni casi superiore a diverse centinaia di euro all’anno. La platea degli interessati è vasta: migliaia di cittadini che si sono ritrovati con un assegno previdenziale inferiore a quello spettante di diritto, senza capirne il motivo e senza che nessuno li avvertisse dell’errore in corso.
Come è emerso il pasticcio
La correzione della rotta da parte dell’INPS non è arrivata spontaneamente. A sbloccare la situazione è stata la pressione combinata di ricorsi legali e segnalazioni sindacali. Diversi pensionati, dopo aver analizzato i propri cedolini con l’aiuto di consulenti del lavoro, si sono accorti dell’incongruenza e hanno deciso di impugnare i provvedimenti di liquidazione della pensione.
Questi ricorsi hanno evidenziato con chiarezza la violazione della norma che escludeva espressamente la pensione di vecchiaia dai nuovi tagli. La pressione giuridica, sommata all’intervento dei sindacati di categoria, ha costretto l’istituto a riconoscere l’errore sistematico e ad avviare le procedure per il ripristino delle somme corrette. Senza quella pressione dal basso, il disguido sarebbe probabilmente rimasto sepolto nelle pieghe dei database informatici.