Negli ultimi mesi la modella ha scelto di raccontare pubblicamente ciò che ha vissuto, condividendo sui social ogni fase della malattia, dall’intervento chirurgico alla chemioterapia, fino alla remissione. La sua testimonianza ha riacceso l’attenzione su un tema spesso poco discusso: la predisposizione genetica ai tumori e le scelte preventive che può comportare.
La scoperta della mutazione BRCA1
Il primo passaggio decisivo risale all’estate del 2021, quando durante controlli di routine e dopo aver ricostruito la storia clinica familiare, Bianca Balti ha scoperto di essere portatrice della mutazione genetica BRCA1.
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Il gene BRCA1 è un gene oncosoppressore coinvolto nella riparazione del DNA. Quando presenta una variante patogena, aumenta in modo significativo il rischio di sviluppare tumori al seno e alle ovaie. Secondo i dati del National Cancer Institute, nelle donne portatrici di BRCA1 il rischio di tumore ovarico può superare il 40%, mentre quello di tumore al seno può arrivare oltre il 70% nel corso della vita.
Non si tratta di una diagnosi di malattia, ma di una predisposizione genetica. Conoscere questa condizione permette di attivare percorsi di sorveglianza intensiva o di optare per interventi chirurgici preventivi.
La scelta preventiva e la diagnosi
Alla fine del 2022, consapevole del rischio, Bianca Balti ha deciso di sottoporsi a una doppia mastectomia preventiva. Aveva programmato anche la rimozione delle ovaie, ma aveva scelto di rimandare per preservare la possibilità di avere altri figli, congelando gli ovuli.
Nel settembre 2024, dopo giorni di forti dolori addominali, è arrivata la diagnosi: carcinoma ovarico al terzo stadio. Una fase in cui la malattia può essersi già estesa ai tessuti circostanti.
È stata sottoposta a un importante intervento di citoriduzione, mirato a rimuovere la maggior quantità possibile di tessuto tumorale. A ottobre è iniziata la chemioterapia. Considerata la mutazione BRCA1, il percorso terapeutico ha incluso anche inibitori PARP, farmaci che agiscono sui meccanismi di riparazione del DNA delle cellule tumorali e risultano particolarmente efficaci nei tumori associati a mutazioni BRCA.
Oggi la malattia è in remissione.
Perché parlarne a Sanremo
Il palco dell’Ariston non è solo un luogo di spettacolo: è uno spazio che amplifica temi e storie personali, raggiungendo milioni di persone. Tornare lì dopo aver attraversato la malattia significa trasformare un’esperienza individuale in un messaggio collettivo.
Raccontare la propria storia in un contesto popolare come il Festival consente di portare l’attenzione su argomenti come prevenzione genetica, diagnosi precoce e consapevolezza familiare, che spesso restano confinati in ambito specialistico.
La sua testimonianza non sostituisce l’informazione medica, ma contribuisce a diffondere una maggiore consapevolezza: conoscere la propria storia genetica può fare la differenza nelle scelte di prevenzione e sorveglianza.
Per qualsiasi dubbio o valutazione clinica è sempre necessario rivolgersi al proprio medico o a centri specialistici di genetica oncologica.