Alla fine ha prevalso questa seconda lettura. E lo ha fatto in modo sufficiente a trasformare il referendum in una sconfitta simbolica della linea di governo. Se a questo si sommano le immediate letture politiche delle opposizioni, il voto del 23 marzo rischia di diventare uno spartiacque della fase finale della legislatura.
Cosa succede adesso
Dal punto di vista giuridico, la conseguenza è semplice: la riforma viene bocciata e dunque non entra in vigore. Resta in piedi l’assetto attuale, senza separazione delle carriere nei termini proposti dal testo sottoposto agli elettori. Dal punto di vista politico, invece, si apre una fase molto più incerta.