Se il vantaggio di Conte non sorprende del tutto, è un altro numero a far scattare l’allarme. Silvia Salis supera sistematicamente Schlein in tutte le simulazioni.
Nei testa a testa, il quadro è netto: Conte batte Schlein con il 59,3% contro 40,7%, mentre Salis si impone con il 55,8% contro 44,2%.
Perfino nello scontro diretto tra Conte e Salis, l’ex premier mantiene il vantaggio (57% a 43%), ma con uno scarto molto più contenuto rispetto a quello registrato contro la segretaria del Pd.
Un segnale chiaro: il problema per Schlein non è solo perdere, ma non essere più percepita come l’alternativa principale.
La conferma arriva da un secondo sondaggio
La tendenza viene confermata anche da un’altra rilevazione, realizzata da Only Numbers per RTI. Anche qui Conte è in testa con il 30,5%, seguito da Salis al 23,1% e Schlein al 22,6%.
Più distanti gli altri: Angelo Bonelli al 7,8% e Matteo Renzi al 6,7%.
Ma il dato forse più significativo riguarda la percezione di leadership: alla domanda su chi sia più attrezzato per battere Giorgia Meloni, Conte guida con il 34,2%, davanti a Salis (24,7%) e Schlein (18,9%).
Le conseguenze politiche
Questi numeri aiutano a spiegare il cambio di tono registrato nelle ultime ore. Il passaggio da una disponibilità esplicita alle primarie a una posizione più prudente non appare casuale.
Quando i sondaggi indicano una perdita di consenso così marcata, ogni scelta diventa più complessa e ogni passo viene pesato con maggiore attenzione.
Il rischio, per la leadership del Partito Democratico, è quello di entrare in una fase di forte indebolimento interno, proprio mentre si cerca di costruire un’alternativa credibile al governo.
Allo stesso tempo, la crescita di Conte e l’emergere di figure alternative come Salis rendono il quadro ancora più incerto.
Un equilibrio tutto da riscrivere
Il centrosinistra si trova così davanti a un bivio. Da una parte la necessità di trovare un leader forte e condiviso, dall’altra le divisioni che emergono con sempre maggiore evidenza.
I sondaggi, in questo caso, non sono solo numeri: sono un indicatore politico che può influenzare scelte, strategie e alleanze nei prossimi mesi.
E proprio da questi dati potrebbe partire la prossima fase dello scontro interno.