Stipendio poliziotto 2026: quanto guadagna chi rischia la vita ogni giorno

«Ho fatto solo il mio dovere». È una frase semplice, quasi disarmante, quella pronunciata dall’ospedale da Alessandro Calista, 29 anni, poliziotto del reparto mobile, ricoverato dopo essere stato picchiato durante gli scontri di Torino. Calci, pugni, colpi alla testa. Tre martellate mentre era già a terra.

Non è solo un fatto di cronaca. È un episodio che, per la sua violenza e per il contesto in cui è maturato, riporta al centro una domanda che l’Italia tende a eludere: quanto guadagna davvero un poliziotto nel 2026? E quello stipendio è proporzionato ai rischi, alle responsabilità e alla pressione quotidiana che questo lavoro comporta?

Torino, gli scontri e la solitudine dell’agente isolato

Torino, corso Regina Margherita. Migliaia di persone in piazza per protestare contro lo sgombero dello stabile occupato da Askatasuna. L’allerta sicurezza è massima. Da tutta Italia arrivano rinforzi. Tra loro c’è anche Alessandro Calista, in servizio al reparto mobile di Padova.

Durante una fase concitata del corteo, in uno dei controviali, il giovane agente resta isolato dal resto della squadra. Bastano pochi secondi. Una decina di manifestanti vestiti di nero lo circonda. Il casco cade, lo scudo viene perso. Da quel momento l’aggressione diventa un pestaggio.

Colpito ripetutamente, anche alla testa. Poi il martello. Tre colpi alla schiena mentre è a terra. Un collega riesce a raggiungerlo e a proteggerlo con lo scudo, trascinandolo fuori. Calista finisce alle Molinette, ricoverato in codice azzurro insieme ad altri agenti feriti.

Le sue condizioni non sono gravi, ma l’episodio segna. Non solo per la violenza, ma per ciò che rappresenta.

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“Ho fatto il mio dovere”: una frase che pesa più delle ferite

Dall’ospedale, Calista ringrazia per la vicinanza. Nessuna polemica, nessuna rivendicazione. «Sto bene, ho fatto solo il mio dovere», ripete. Una frase che molti leggono come dignità, altri come rassegnazione.

Intanto arrivano le telefonate delle più alte cariche istituzionali. Le visite. Le parole di solidarietà. Ma fuori dall’emergenza, resta una realtà strutturale che non si risolve con una stretta di mano.

Ed è qui che il tema dello stipendio smette di essere un semplice dato economico e diventa una questione politica e sociale.

Stipendio poliziotto 2026: le cifre di partenza

Nel 2026, un poliziotto appena entrato in servizio percepisce uno stipendio netto mensile che oscilla mediamente tra i 1.500 e i 1.650 euro. La cifra dipende da diversi fattori: grado, sede di servizio, carichi familiari e voci accessorie.

Si tratta della base economica di chi indossa una divisa, affronta turni notturni, servizi festivi, situazioni di emergenza e ordine pubblico. Una base che, al netto della retorica, è simile a quella di molte professioni non esposte a rischi fisici comparabili.

Quanto cresce lo stipendio con l’anzianità

Con il passare degli anni, lo stipendio cresce attraverso scatti di anzianità e progressioni di carriera. Dopo diversi anni di servizio, un poliziotto può arrivare a guadagnare tra i 1.750 e i 1.900 euro netti al mese.

Per superare questa soglia è necessario accedere a ruoli superiori, come quello di ispettore. Ma si tratta di percorsi selettivi, che richiedono concorsi interni, studio, tempo e spesso rinunce personali.

Indennità: un aumento reale o solo teorico?

Una parte significativa dello stipendio può essere integrata dalle indennità. Ordine pubblico, servizi notturni, turni festivi, trasferte. Sulla carta, queste voci dovrebbero compensare il disagio e il rischio.

Nella pratica, però, le indennità non sono sempre costanti né proporzionate. Molti servizi ad alto rischio vengono svolti senza un reale riconoscimento economico aggiuntivo. E spesso gli straordinari vengono recuperati con riposi, non con compensi.

Reparti mobili: più rischio, stesso stipendio

I reparti mobili sono tra i più esposti agli scontri fisici. Manifestazioni, cortei, eventi ad alta tensione. È qui che il contatto con la violenza è più frequente.

Eppure, lo stipendio base resta lo stesso di chi svolge servizi meno esposti. Il rischio non diventa una voce strutturale in busta paga, ma una variabile accettata come parte del lavoro.

Il confronto con il costo della vita

Nel 2026, il costo della vita nelle grandi città è cresciuto. Affitti, trasporti, beni di prima necessità. Per molti poliziotti, soprattutto quelli trasferiti lontano da casa, mantenere una famiglia con uno stipendio medio diventa complesso.

Il paradosso è evidente: chi garantisce la sicurezza spesso fatica a garantirsi una stabilità economica piena.

Responsabilità, limiti e pressione costante

Essere poliziotto non significa solo affrontare il rischio fisico. Significa operare sotto una pressione costante, con margini di errore minimi e un’esposizione mediatica continua.

Ogni intervento può essere ripreso, giudicato, strumentalizzato. L’equilibrio tra uso della forza e tutela dei diritti è sottile. E spesso, qualunque scelta porta con sé conseguenze.

Il dibattito politico e sindacale

Dopo episodi come quello di Torino, il dibattito si riaccende. Si parla di aumenti, di tutele, di nuovi fondi. Ma nel tempo, molte promesse si sono tradotte in interventi parziali.

Gli operatori chiedono non solo stipendi più adeguati, ma anche strumenti, formazione e protezione giuridica.

Quanto vale davvero il “dovere” nel 2026?

La domanda resta aperta. Quanto vale, economicamente e socialmente, il dovere di chi si trova in prima linea? Le parole di Alessandro Calista risuonano come un monito silenzioso.

Dietro ogni numero in busta paga ci sono persone, famiglie, scelte di vita. E dietro ogni intervento di ordine pubblico c’è qualcuno che accetta di esporsi, spesso senza sapere come finirà.

In sintesi

  • Nel 2026 lo stipendio netto di un poliziotto va da 1.500 a 1.900 euro
  • Le indennità non compensano sempre il rischio reale
  • I reparti mobili sono tra i più esposti alla violenza
  • Il dibattito su stipendi e tutele resta aperto
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