Maggio 2026 non porta aumenti generalizzati sulle pensioni — quelli sono già stati applicati a gennaio con la rivalutazione legata all’inflazione — ma porta due novità che vale la pena conoscere: le date di pagamento slittano per via del Primo Maggio festivo, e chi presenta la dichiarazione dei redditi in tempo può ricevere un rimborso direttamente sul cedolino della pensione già da agosto.
Gli importi: cosa cambia rispetto ai mesi precedenti
Per la grande maggioranza dei pensionati, l’importo di maggio è lo stesso già visto nei mesi precedenti. La rivalutazione annuale legata all’inflazione — circa +1,4% — è stata applicata a partire da gennaio e ha prodotto incrementi moderati: circa 17 euro in più al mese per una pensione da mille euro, 25 euro per una da 1.500, 34 euro per una da 2.000. A maggio non scattano nuovi ritocchi automatici.
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Il cedolino può comunque presentare piccole variazioni individuali, legate a conguagli fiscali, arretrati riconosciuti dall’INPS o rimborsi da dichiarazione dei redditi. Ma si tratta di situazioni personali, non di misure generali.
Quando arrivano i pagamenti: le nuove date
Il Primo Maggio è la Festa dei Lavoratori — e quindi un giorno festivo. Questo fa slittare l’avvio dei pagamenti. Chi riceve la pensione su conto corrente bancario la vedrà accreditata lunedì 4 maggio 2026. Chi invece preleva in contanti o su libretto presso le Poste Italiane segue una turnazione alfabetica:
- A – B: sabato 2 maggio (mattina)
- C – D: lunedì 4 maggio
- E – K: martedì 5 maggio
- L – O: mercoledì 6 maggio
- P – R: giovedì 7 maggio
- S – Z: venerdì 8 maggio
La dichiarazione dei redditi: quando diventa un bonus
Per i pensionati, questo è anche il periodo dell’anno in cui vale la pena ragionare sulla dichiarazione dei redditi — non solo come adempimento fiscale, ma come opportunità concreta di recuperare soldi.
Il meccanismo è questo: nel corso del 2025 l’INPS ha applicato ogni mese le trattenute IRPEF sulla pensione, calcolandole in modo automatico. Ma queste trattenute sono stime, e non sempre riflettono con precisione la situazione reale del contribuente. Con il modello 730 si procede a un ricalcolo complessivo delle imposte dovute, tenendo conto di tutte le spese che danno diritto a detrazioni — spese mediche, interessi sul mutuo, assicurazioni, ristrutturazioni edilizie, e altro ancora.
Se dal ricalcolo emerge che il pensionato ha versato più IRPEF del necessario, si genera un credito fiscale: è quello che viene comunemente chiamato “bonus”, anche se in realtà è un rimborso di quanto pagato in eccesso. Non è un aumento strutturale della pensione, ma una somma una tantum che arriva direttamente nel cedolino.
Quando arriva il rimborso: i tempi da sapere
Se si sceglie l’INPS come sostituto d’imposta — come fanno molti pensionati — il rimborso viene accreditato direttamente sulla pensione, senza bisogno di ulteriori richieste. Le tempistiche dipendono da quando viene presentata la dichiarazione: chi la invia tra maggio e giugno può ricevere il rimborso già nella pensione di agosto. In alcuni casi si può slittare a settembre.
Non tutti riceveranno un rimborso: l’esito dipende dalla situazione personale. Chi ha sostenuto spese detraibili importanti o ha subito trattenute più alte del dovuto ha buone probabilità di ottenere un credito. Al contrario, se le imposte sono state calcolate correttamente o risultano insufficienti, potrebbe non esserci nulla da recuperare — o potrebbe emergere un importo da restituire.