“Perché la madre indossava una parrucca”: il dettaglio dopo la tragedia dei genitori di Claudio Carlomagno

Ci sono dettagli che, più di qualsiasi atto formale o dichiarazione ufficiale, riescono a raccontare la profondità di una tragedia. Piccoli gesti, scelte silenziose, comportamenti apparentemente marginali che diventano improvvisamente centrali quando tutto il resto è già crollato. È uno di questi dettagli ad aver colpito chi ha seguito da vicino gli ultimi giorni di Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, i genitori di Claudio Carlomagno, reo confesso del femminicidio di Federica Torzullo.

I due coniugi sono stati trovati morti, impiccati nella loro villetta di via Tevere 25, ad Anguillara Sabazia, nel pomeriggio del 24 gennaio 2026. Un doppio suicidio che rappresenta l’epilogo di una vicenda già devastante, segnata da violenza, vergogna pubblica e isolamento totale.

Una famiglia travolta dal femminicidio

Il 9 gennaio 2026 Claudio Carlomagno ha ammesso di aver ucciso la moglie Federica Torzullo con 23 coltellate. Da quel momento, non solo la vita della vittima e del loro figlio è stata distrutta, ma anche quella dei genitori dell’uomo è entrata in una spirale irreversibile.

Pasquale Carlomagno, imprenditore nel settore degli scavi, e Maria Messenio, ex poliziotta e assessora alla Sicurezza del Comune di Anguillara Sabazia, si sono ritrovati improvvisamente al centro di una tempesta giudiziaria e mediatica senza precedenti.

Il tentativo di scomparire

Dopo la confessione del figlio, la coppia ha cercato di scomparire dalla scena pubblica. Pasquale ha smesso di farsi vedere, riducendo ogni contatto al minimo indispensabile. Maria, invece, ha adottato una strategia che ha colpito profondamente chi l’ha incrociata negli ultimi giorni.

Usciva di casa travisata: occhiali scuri, abiti anonimi e soprattutto una parrucca. Un modo disperato per non essere riconosciuta, per sottrarsi agli sguardi, alle domande, ai telefoni puntati addosso. Un dettaglio che racconta più di mille parole il peso della vergogna e della pressione sociale che stava vivendo.

Secondo quanto riferito da persone a loro vicine, negli ultimi giorni apparivano come “due fantasmi”, schiacciati dal giudizio della comunità e da un’ondata di commenti violenti e insulti sui social network.

La gogna mediatica e il crollo

La pressione non si è limitata alla cronaca. Sui social, Maria Messenio sarebbe stata bersaglio di messaggi di odio espliciti, con frasi offensive e disumanizzanti. Un clima che, secondo chi li conosceva, ha avuto un effetto devastante sul loro equilibrio psicologico.

Il 18 gennaio, dopo il ritrovamento del corpo di Federica sepolto nei terreni vicino alla ditta di famiglia, Maria aveva inviato un messaggio ai consuoceri Torzullo: «Scusate per quello che ha fatto nostro figlio». Pochi giorni dopo aveva rassegnato le dimissioni da assessora alla Sicurezza, senza rendere pubblica la lettera ufficiale.

I sospetti e le ombre rimaste

Sul piano investigativo, restano alcuni elementi che continuano a pesare. Il furgone di Pasquale Carlomagno è stato ripreso dalle telecamere sotto casa del figlio tra le 7:08 e le 7:17 del 9 gennaio, nelle ore in cui si colloca il delitto. L’uomo avrebbe citofonato più volte senza ricevere risposta, per poi allontanarsi.

Un episodio che non ha portato ad accuse formali, ma che ha alimentato sospetti e interrogativi. Gli inquirenti dovranno chiarire definitivamente questo passaggio per chiudere ogni zona d’ombra.

Il significato di quel dettaglio

Alla fine, però, resta un’immagine che più di tutte sintetizza la tragedia: una donna costretta a nascondere il proprio volto per poter uscire di casa. La parrucca, gli occhiali, il travestimento non come maschera, ma come ultimo tentativo di protezione.

Il doppio suicidio di Pasquale Carlomagno e Maria Messenio chiude una storia che ha prodotto solo macerie umane. Ma quel dettaglio, apparentemente secondario, racconta con crudezza fino a che punto il peso di una violenza può travolgere anche chi non l’ha commessa.

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