“Fallimento clamoroso di Meloni e del suo Governo”, ha scritto, collegando l’esito del referendum a una perdita di consenso dell’esecutivo. Secondo Salis, l’elevata partecipazione al voto rafforzerebbe il significato politico del risultato, trasformando una consultazione su una riforma in un segnale più ampio.
La richiesta di dimissioni
L’eurodeputata ha poi esplicitato la propria posizione senza lasciare spazio a interpretazioni: “Con un’affluenza così significativa, c’è solo una cosa da fare ora: dimissioni”. Un passaggio che sintetizza la linea di una parte dell’opposizione, che legge il voto come un giudizio sull’operato del governo.
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Nel suo intervento, Salis ha insistito anche sul tema della rappresentanza, sostenendo che la maggioranza uscita dalle urne non coinciderebbe più con quella parlamentare. Un argomento che mira a spostare il confronto dal piano tecnico della riforma a quello politico generale.
“Non è più una scelta”
Il messaggio si conclude con un affondo diretto alla presidente del Consiglio: “Le dimissioni non sono più una tua scelta. È l’Italia che te lo sta chiedendo”. Parole che riflettono un clima sempre più teso nel post-referendum, con il risultato che viene utilizzato come leva politica.
La posizione di Salis si inserisce in un coro più ampio di reazioni arrivate dal fronte progressista, dove diversi esponenti hanno parlato di segnale forte contro il governo, pur con toni e sfumature differenti.
La linea di Palazzo Chigi
Dal lato opposto, Giorgia Meloni ha mantenuto una posizione chiara fin dall’inizio: il referendum, ha ribadito, riguardava una riforma specifica e non rappresentava un voto sulla tenuta dell’esecutivo. Dopo l’esito delle urne, la premier ha riconosciuto la sconfitta sul provvedimento, escludendo però conseguenze politiche immediate.
Una linea condivisa anche dagli altri esponenti della maggioranza, che invitano a non sovrapporre il risultato referendario al consenso elettorale espresso alle politiche.
Uno scontro destinato a proseguire
Il caso sollevato dalle parole di Salis conferma come il referendum sulla giustizia sia ormai diventato terreno di confronto politico oltre che istituzionale. Da una parte il governo prova a circoscrivere il significato del voto, dall’altra l’opposizione cerca di ampliarne la portata.
Il risultato è un clima destinato a rimanere acceso anche nelle prossime settimane, con il tema delle dimissioni che potrebbe tornare al centro del dibattito ogni volta che il referendum verrà utilizzato come punto di riferimento politico.