A oltre quattro anni dalla scomparsa di Liliana Resinovich e più di tre dal ritrovamento del suo corpo nel boschetto dell’ex Ospedale Psichiatrico Provinciale di Trieste, il caso torna nuovamente al centro dell’attenzione investigativa. Un dettaglio tecnico, emerso dalle più recenti analisi scientifiche, potrebbe infatti assumere un peso decisivo nella ricostruzione dei fatti.
Sulle scarpe indossate dalla donna al momento del ritrovamento sarebbero state individuate tracce di zirconio, una sostanza che non appartiene alla quotidianità di un contesto domestico. Si tratta di un elemento utilizzato soprattutto in ambito industriale e professionale, in particolare nei processi di affilatura delle lame. Un dettaglio che ha immediatamente attirato l’attenzione degli inquirenti.
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Il dato assume un significato ancora più rilevante se collegato all’attività lavorativa del marito di Liliana, Sebastiano Visentin, attualmente unico indagato nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Trieste. L’uomo, tra le sue diverse occupazioni, svolgeva infatti anche il lavoro di arrotino, occupandosi dell’affilatura professionale di coltelli e strumenti da taglio per vari esercizi commerciali della città.
Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, Visentin effettuava con regolarità il ritiro delle lame da affilare presso alcune attività locali, tra cui una pescheria del centro di Trieste. Il servizio avveniva settimanalmente, generalmente il martedì. Ed è proprio un martedì, il 14 dicembre 2021, il giorno in cui Liliana Resinovich scompare improvvisamente.
La traccia di zirconio e il possibile collegamento con l’attività del marito
Il ritrovamento dello zirconio sulle calzature della vittima rappresenta un elemento che gli investigatori stanno analizzando con estrema attenzione. Questo materiale, utilizzato come abrasivo nelle operazioni di affilatura professionale, non è normalmente presente negli ambienti domestici o nelle strade urbane.
Proprio per questo motivo, la sua presenza sulle scarpe della donna potrebbe indicare un contatto con ambienti o oggetti legati all’attività di affilatura. Se tale ipotesi venisse confermata attraverso ulteriori accertamenti tecnici, la traccia potrebbe collocare Liliana Resinovich in un contesto collegato direttamente all’ambiente lavorativo del marito.
Si tratta di un dettaglio che, nel quadro investigativo, potrebbe avere un valore significativo. Gli inquirenti stanno cercando di capire quando e in quale luogo la contaminazione possa essersi verificata. La presenza dello zirconio potrebbe essere avvenuta in casa, su un mezzo di trasporto o in uno degli ambienti frequentati dall’uomo durante il suo lavoro.
Perché lo zirconio sulle scarpe è considerato un elemento anomalo
Lo zirconio, o più precisamente l’ossido di zirconio noto come zirconia, è un materiale ceramico estremamente resistente utilizzato in numerosi processi industriali. In ambito professionale viene spesso impiegato come abrasivo nelle mole utilizzate per l’affilatura di coltelli, forbici e altri strumenti da taglio.
Proprio per la sua natura tecnica, la presenza di questa sostanza su un paio di scarpe appartenenti a una persona che non svolge attività industriali rappresenta un elemento fuori dall’ordinario. Non si tratta di una sostanza che si può facilmente incontrare camminando in strada o frequentando ambienti domestici.
Per questo motivo gli investigatori ritengono fondamentale comprendere come quella sostanza sia finita sulle scarpe della vittima. La risposta a questa domanda potrebbe contribuire a ricostruire con maggiore precisione gli ultimi movimenti della donna prima della sua scomparsa.
Se le analisi confermassero che la contaminazione è collegata all’attività di arrotino svolta da Visentin, il ritrovamento potrebbe rafforzare il collegamento tra la vittima e ambienti legati al lavoro del marito.
Le perizie scientifiche ancora in corso
La scoperta dello zirconio arriva in una fase particolarmente delicata dell’indagine, in cui gli esperti stanno lavorando su diversi reperti chiave. La giudice per le indagini preliminari Flavia Mangiante ha infatti concesso una proroga di trenta giorni agli specialisti incaricati di completare le analisi tecniche.
Tra gli oggetti al centro delle perizie ci sono in particolare due elementi considerati cruciali: il cordino trovato attorno al collo di Liliana Resinovich al momento del ritrovamento del corpo e il laccio utilizzato per tenere insieme le sue chiavi.
Gli esperti stanno cercando di individuare eventuali tracce di DNA o residui biologici che possano fornire informazioni decisive sulla dinamica dei fatti. L’obiettivo è capire se quei reperti possano contenere elementi utili a stabilire eventuali responsabilità.
Il nodo centrale dell’inchiesta
Nonostante il passare degli anni, la domanda principale resta ancora senza una risposta definitiva: Liliana Resinovich si è tolta la vita oppure è stata uccisa?
Le indagini scientifiche stanno cercando di chiarire questo interrogativo attraverso l’analisi dei reperti e la ricostruzione dei movimenti della donna nei giorni precedenti alla scomparsa.
Il ritrovamento dello zirconio sulle scarpe si inserisce proprio in questo quadro investigativo complesso. Anche un dettaglio apparentemente piccolo può diventare fondamentale quando si tratta di ricostruire eventi avvenuti anni prima.
La prossima udienza e i possibili sviluppi
Il lavoro degli esperti proseguirà nelle prossime settimane, mentre l’attenzione resta puntata sulla prossima udienza fissata per il 26 giugno 2026. In quell’occasione potrebbero emergere nuovi elementi utili a chiarire uno dei casi più discussi degli ultimi anni in Italia.
Con le nuove analisi sul cordino, sul laccio delle chiavi e con la traccia di zirconio ora al centro dell’attenzione investigativa, il margine di incertezza potrebbe progressivamente ridursi.
Per Sebastiano Visentin, unico indagato nel procedimento, la pressione investigativa continua ad aumentare. Gli sviluppi delle perizie scientifiche potrebbero infatti fornire nuovi tasselli fondamentali per comprendere cosa sia realmente accaduto a Liliana Resinovich.