Roberto Vannacci, il patrimonio del generale: quanto ha guadagnato

L’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega e il lancio del suo nuovo progetto politico arrivano con una certezza: le risorse economiche non sono un ostacolo. Al di là delle difficoltà politiche e dei nodi legali sul nome del partito, il generale può contare su una disponibilità finanziaria solida, costruita soprattutto grazie al successo editoriale de Il mondo al contrario.

Roberto Vannacci, quanto guadagna

Secondo quanto dichiarato ufficialmente al Parlamento europeo, Vannacci ha incassato circa un milione di euro in due anni solo dai diritti d’autore. Nel dettaglio, 800 mila euro nel 2023 e 200 mila euro nel 2024, indicati come proventi da “libera attività frutto di fantasia e intelletto”. Numeri rilevanti per il mercato editoriale italiano, che collocano il libro tra i casi più redditizi degli ultimi anni nel settore politico-identitario.

A questi introiti si aggiunge un patrimonio immobiliare consistente, in parte ereditato e in parte acquistato nel tempo. In Sardegna, a Costa Rei di Muravera, Vannacci possiede una villetta di tre vani e un appartamento di quattro vani, immobili provenienti dall’asse familiare. A Viareggio, insieme ai fratelli, detiene la nuda proprietà di un appartamento di oltre sei vani, acquistato con un mutuo acceso anni fa. Sempre a Viareggio, il generale è proprietario anche di un ampio appartamento di oltre dodici vani, acquisito successivamente e intestato direttamente a lui.

Vannacci, dal successo editoriale al nuovo partito

La solidità economica personale cambia il quadro politico dell’operazione Vannacci. A differenza di molti progetti nati ai margini dei partiti tradizionali, il generale non dipende da finanziamenti esterni immediati, né da strutture preesistenti. Può permettersi una fase di costruzione lenta, investimenti in comunicazione, eventi, sedi e — se necessario — anche l’acquisto di marchi e simboli.

In questo contesto, le difficoltà legate al nome del partito non rappresentano un problema economico, ma una scelta strategica. Vannacci può trattare, pagare o cambiare denominazione senza subire contraccolpi finanziari. Il vero banco di prova non sarà la sostenibilità del progetto, ma la sua traduzione in consenso politico reale, al di là delle vendite librarie e della popolarità mediatica.

I soldi, insomma, non sono il tema. La domanda resta un’altra: il successo editoriale può davvero trasformarsi in una struttura politica duratura?